GranPrato, Vini di Carmignano, Biscotto di Prato, Mortadella di Prato

I consorzi

L'associazione Gran Prato

Lo sapevano i nostri avi e se lo tramandavano di ricettario in ricettario: il pane di Prato è cosa ben diversa da quello di Firenze o di qualsiasi altra parte della Toscana. 
Pane sciocco sì, ma particolarmente saporito. E per una serie di ragioni, che già un tempo venivano individuate in un determinato terreno di coltivazione, nell’acqua utilizzata per l’impasto, nelle particolari condizioni di lievitazione. Oggi tutte queste buone ragioni sono racchiuse in disciplinari che regolano la produzione dei prodotti GranPrato, dalle farine al pane, fino a prodotti da forno dolci e salati. 
A custodire i segreti della famosa bozza pratese oggi è l’Associazione GranPrato, che raccoglie un numero sempre crescente di agricoltori, mugnai, fornai, pasticceri e rivenditori decisi a valorizzare l’economia locale e le sue eccellenze, nel più totale rispetto dell’ambiente. 
L’Associazione è nata nella primavera del 2013, dopo che un primo gruppo di produttori aveva sperimentato, per più di un anno, un progetto pilota per la creazione di una filiera corta del pane. In principio fu il frumento: per i prodotti GranPrato si utilizza solo quello prodotto nelle zone cerealicole della provincia di Prato o in aree limitrofe. 
Le varietà di frumento moderne sono contemplate solo se coltivate in sistemi agricoli convenzionali o integrati, con un limitato apporto di concimazione e in regime bio, così da esaltare i profumi e i sapori delle farine e dei prodotti. La farina che si ottiene è di tipo 0-1, macinata a pietra o da molini a cilindri. Deve essere utilizzata non prima di 20 giorni e non dopo 4-5 mesi dalla lavorazione, per mantenere inalterate le caratteristiche originarie. Il lievito, esclusivamente di pasta madre, è gelosamente custodito da ogni fornaio, che utilizza esclusivamente il proprio nella produzione degli impasti. Anche la conservazione della pasta madre, il rinfresco, la cottura e la modalità di vendita sono aspetti rigidamente regolati dai disciplinari dell’Associazione GranPrato: dosaggi, temperature e condizioni ideali per la conservazione e la vendita sono strettamente controllati.

Oltre alla famosa Bozza pratese, i forni aderenti all’Associazione GranPrato producono ogni giorno una serie di specialità dolci e salate a base di farine pregiate. Come ad esempio la schiacciata con l’olio, fatta con lievito di birra e olio extravergine d’oliva, anch’esso di filiera corta. O gli “sbirulini” di schiacciata, croccanti antenati degli snack contemporanei. 
La farina GranPrato è anche un’ottima base per la pasta fresca all’uovo - principalmente tagliatelle e pasta corta - che acquista una naturale sapidità e un gusto minerale che si esalta con ogni condimento. Ma è la pasticceria il regno assoluto della GranPrato: dai tipici Biscotti di Prato (cosa ben diversa dai Cantuccini toscani), al Berlingozzo, un ciambellone dal colore ambrato e il profumo d’anice, fino a Torta Gran Sovrana, con vin santo e miele di Prato, Mantovana e Dolce Prato, con fichi di Carmignano, vin santo e farina di castagne. Solo per citare alcune tra le gemme dell’arte pasticcera pratese.

Per saperne di più: GranPrato

La strada dei vini di Carmignano e dei sapori tipici pratesi

Per scoprire cosa leghi l’enogastronomia toscana al suo territorio, non c’è cosa migliore che esplorarlo. Ad accompagnare curiosi e golosi negli itinerari enogastronomici del pratese c’è “La Strada dei Vini di Carmignano e dei Sapori Tipici Pratesi”, associazione che nasce con l’intento di valorizzare le eccellenze del territorio, proponendo percorsi, degustazioni ed eventi sulle vie del gusto. Perché Prato non è solo da mangiare o da bere: ma anche da passeggiare, conoscere, vedere e ascoltare, scoprendo musei, antiche pievi, affreschi, ville medicee e antiche residenze.

Per saperne di più: www.stradavinicarmignano.it 

Il Consorzio di tutela dei vini di Carmignano

Sono passati 300 anni da quando, nel 1716, il Granduca Cosimo III de’ Medici individuava nell’area di Carmignano la prima Docg della storia. Già allora il vino di Carmignano era ritenuto un’eccellenza toscana da tutelare, attraverso norme precise di produzione, limiti geografici e commercio. Oggi la Docg di Carmignano, vigilata dal Consorzio di tutela dei Vini di Carmignano, si estende nei comuni di Carmignano e Poggio a Caiano, all’estremità nordorientale della Toscana. 
La vicinanza all’Appenino Tosco-Emiliano spiega la particolarità del clima, con giornate calde d’estate, seguite da notti fresche grazie al vento che scende dalla catena montuosa. 
La presenza di alcuni vitigni, poco frequenti nel resto della Toscana o addirittura sconosciuti, rendono questo vino ben diverso dal Chianti e altamente riconoscibile: si narra che i primi vitigni di Cabernet siano stati trapiantati sulle colline di Prato per desiderio di Caterina de’ Medici. Negli ultimi anni il vino di Carmignano ha conosciuto un’importante crescita in termini di qualità e quantità. 
Se negli anni ’90 non si contavano più di 100 ettari a vigneto (praticamente gli stessi di Cosimo III de’ Medici), oggi sono più del doppio. Anche la produzione è notevolmente aumentata, passando da 2000 a oltre 6000 hl di vino prodotto. Attualmente il Carmignano è distribuito per il 40% in Italia e per il restante in Europa e in altri mercati, Usa in testa.

Per saperne di più: www.consorziovinicarmignano.it 

Consorzio di valorizzazione dei biscotti di Prato

Il Consorzio di Valorizzazione dei Biscotti di Prato nasce nel 2011. Lo scopo dei produttori dei Biscotti di Prato è di salvaguardare l’immagine e la tradizione ottocentesca. È nato così il disciplinare di produzione condiviso tra le aziende produttrici facenti parte del Consorzio.
Uova, mandorle, farina, zucchero e pinoli sono gli unici ingredienti che rendono i Biscotti di Prato ineguagliabili per la percezione del forte gusto di mandorla e la fragranza e freschezza emanata, che forniscono la sensazione che siano appena usciti dal forno.
Il Consorzio sta effettuando attività di promozione e valorizzazione della produzione dei Biscotti di Prato realizzati in tutto il territorio della provincia di Prato.

Associazione per la tutela della Mortadella di Prato IGP

La strada per la conquista dell'IGP per la Mortadella di Prato fu intrapresa nel 2000, quando ci si rese conto che il particolarissimo salume pratese, rischiava l’estinzione, mancavano addirittura i norcini in grado di tramandarne la ricetta. Proprio in quell’anno, grazie all’intenso lavoro dei produttori, delle istituzioni e di Slow Food, il 12 settembre, uscì il disciplinare di produzione e fu istituito un presidio Slow Food del prodotto.

Da allora i produttori non si sono mai fermati è dopo aver costituito l’Associazione per la Tutela della Mortadella di Prato, hanno ottenuto il riconoscimento IGP del prodotto (febbraio 2016).

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